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20/12/2016

Una scala in tulipwood americano per l'Amot Atrium di Tel Aviv

La new entry del Diamond Exchange, quartiere israeliano in forte crescita, è il geometrico e unico grattacielo Amot Atrium, firmato dal noto architetto Moshe Zur. Collocato alle porte di Ramat Gan, il distretto del business, nel centro di Tel Aviv, il grattacielo offre ai visitatori che entrano in città una facciata dinamica e riccamente decorata. Con i suoi 158 metri d’altezza e 38 piani di uffici commerciali, il grattacielo di vetro è stato insignito della certificazione LEED Platino – la più importante del suo genere in Israele. 

Ognuno dei 43 piani è composto da due ali che abbracciano un ascensore centrale, visibile dall’esterno. L’atrio, esposto sul lato nord, si estende per l’intera altezza del grattacielo, permettendo alla luce naturale di filtrare all’interno delle lobby dei vari piani. Questo offre ai visitatori un’esperienza visiva sia mentre si attende l’ascensore sia mentre si sale. Inoltre, la vista dell’ascensore in movimento rende la facciata del grattacielo dinamica da una prospettiva esterna.

Posizionata nell’ingresso vi è la scala scultorea in tulipwood americano. Il nome dell’edificio deriva dal suo impressionante atrio, progettato da Oded Halaf, a cui venne un’idea visionaria: costruire una scala dalla forma del tornado, una scultura capace di conferire movimento e ulteriore fascino all’atrio ortogonale vetrato, disposto sui 4 piani. Halaf, inoltre, voleva che la scala fosse libera da sostegni visibili, un compito complesso e apparentemente impossibile, che doveva essere assegnato a un esperto con un giusto mix di conoscenza, esperienza e straordinaria creatività.

Data la complessità, Halaf ha commissionato il progetto a Tomer Gelfand, un maestro artigiano specializzato nel fornire soluzioni architettoniche a problemi di ingegneria.

D’accordo con quanto richiesto da Gelfand, la struttura della scala si compone di due parti intrecciate: lo scheletro della scala in metallo e l’involucro scultoreo in legno. Insieme, queste parti si elevano nella forma di un tornado che parte dall’area dalla reception al piano terra fino al primo piano mezzanino, quattordici metri più in alto. La reception è stata immaginata come il punto di partenza della scultura lignea a spirale, ed è fatta dello stesso legno tulipwood delle ringhiere della scala. Per fare questo, Gelfand ha ideato un sistema di profili continui in legno che appaiono fluidi e flessibili, ma sono estremamente rigidi e stabili. 

Gelfand ha iniziato eseguendo una scansione MRI (risonanza magnetica) allo scheletro, tagliando la struttura verticalmente e generando delle sezioni lungo l’intero profilo in legno. Il numero risultante di sezioni trasversali, ciascuna con requisito radiale differente, ha prodotto un apparente numero infinito di archi. In modo da poterli gestire, Gelfand li ha ridotti in ‘archi-maestri’ – ottenuti dal calcolo della tolleranza d’inclinazione media del profilo in legno, cosa che determina il raggio e l’angolo dell’’arco-maestro’.

Il passo successivo è stato quello di creare dei profili radiali dal materiale stesso: un totale di 9.000 metri lineari di tulipwood è stato tagliato con una macchina a controllo numerico per creare il blocco di archi maestro, ciascuno codificato e segnato per entrare con precisione nello schema generale. Dato che nessun pezzo singolo era intercambiabile, ogni misurazione doveva esser presa in anticipo per assicurare il successo dell’installazione finale. Per esempio, ogni punto di connessione tra i moduli è stato completato con un raggio opposto; insieme, queste formano un’onda sinuosa, così da creare una transizione continua senza interruzioni.  

Il tulipwood americano è stato selezionato per il progetto da Halaf e da Gelfand, dato che rispondeva pienamente ai requisiti di colore. Fattore addizionale è stato il costo, la prestazione e la lavorabilità del materiale. Nel progetto sono stati impiegati un totale di 120 metri cubi di tulipwood, messi a disposizione da fornitori locali. 

Infine, i profili codificati sono stati spediti in sito affinché il puzzle finale potesse essere completato: un processo di assemblaggio molto preciso e delicato, della durata di 4 mesi e con la supervisione di Gelfand. Il risultato finale sintetizza il paradosso della creazione contemporanea: quello che appare come un gesto artistico, quasi apparentemente abbozzato è, in realtà, il risultato di una elaborazione algoritmica di dati e il prodotto di innumerevoli pezzi intercambiabili. 

Funzionalmente ed esteticamente bella, la scala è in realtà un balconata panoramica sull’ingresso degli uffici sottostanti. Sebbene la struttura sembri flessibile, è in realtà completamente inamovibile; una combinazione di elaborazione algoritmica di dati e artigianato magistrale, che crea un risultato artistico, organicamente-inspirato”, commenta Gelfand.

*Credits

Progetto: Staircase at Amot Atrium Tower

Località: Tel Aviv, Israel

Architetto: Oded Halaf

Architetti responsabili: Aviva Ben Ari & Daria Tsoy

Strutture in legno: Tomer Gelfand

Ingegnere: Aeronautic Engineer Prof. Doron Shalev                              

Data di completamento: 2016

Tipologia di legno: American tulipwood

Fotografia: Itay Sikolski – Numsix